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Scuola e informazione · Finlandia
Il Paese che ci mostra come combattere le fake news
La Finlandia è prima in Europa per resistenza alla disinformazione. Il segreto è la scuola: le domande in ogni materia.
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Il carosello
1 / 16Un video su TikTok, una notizia che fa indignare, un’immagine che sembra vera e non lo è. In una scuola alla periferia di Helsinki una ragazzina guarda il telefono di un compagno e gli dice, con calma: questa storia non è vera. Non è più furba degli altri. Qualcuno gliel’ha insegnato. La Finlandia insegna da decenni ai suoi cittadini, fin da bambini, a difendersi dalle bugie.
La classifica e la fiducia
Il Media Literacy Index, pubblicato ogni anno dall’Open Society Institute di Sofia, misura quanto i Paesi europei sono attrezzati contro la disinformazione: qualità della scuola, libertà di stampa, fiducia tra le persone. Dalla prima edizione, nel 2017, al primo posto c’è sempre stata la Finlandia; nel 2026 l’hanno raggiunta Danimarca, Irlanda e Paesi Bassi.
Secondo il Reuters Institute dell’Università di Oxford, nel 2025 il 67% dei finlandesi dice di fidarsi della maggior parte delle notizie, il livello più alto d’Europa; in Italia il 36%. Fidarsi non vuol dire credere a tutto, vuol dire il contrario: avere gli strumenti per distinguere. Chi non sa riconoscere una fonte seria finisce per non fidarsi di niente, oppure per credere a tutto.
In tutte le aule
In Finlandia l’educazione ai media non è una materia a parte. Dal 2016 il programma nazionale contiene la multialfabetizzazione: oggi un testo è un articolo, un grafico, un video, un podcast, un post, e ognuno va imparato a leggere con le stesse domande. Chi l’ha scritto? Perché? Cosa vuole che io pensi? Questa competenza attraversa tutte le materie, dalla scuola dell’infanzia alle superiori. In matematica si scopre quanto è facile mentire con le statistiche, cambiando la scala di un grafico o scegliendo gli anni giusti. In storia si studia la propaganda del Novecento, in arte come si manipola un’immagine, in finlandese come una parola sceglie per noi cosa pensare.
Si comincia prestissimo. Un preside, Kari Kivinen, raccontava al Guardian (2020) che con i più piccoli usa le fiabe: la volpe furba che inganna gli altri animali è già una lezione. Un funzionario del governo, Jussi Toivanen, l’ha detto alla CNN (2019) così: la prima linea di difesa è la maestra della scuola dell’infanzia.
Non dare ai ragazzi le risposte giuste. Dare le domande giuste.
Dagli anni Cinquanta alla Crimea
L’educazione ai media in Finlandia comincia negli anni Cinquanta, con giornali e radio. Ma la data che cambia tutto è il 2014: la Russia annette la Crimea, e la Finlandia, che con la Russia condivide oltre mille chilometri di confine, capisce che la guerra moderna si combatte anche con le informazioni. La risposta è stata rendere i cittadini più forti: un programma contro la disinformazione per studenti, giornalisti, funzionari e politici; nel 2015 il presidente Sauli Niinistö chiede a ogni finlandese di prendersi la sua parte di responsabilità; nel 2019 il ministero dell’Istruzione scrive una politica nazionale per l’educazione ai media, preparata dall’istituto KAVI con più di cento organizzazioni.
Non solo la scuola
Ogni anno il KAVI organizza la Settimana dell’alfabetizzazione mediatica: nel 2022 si erano iscritti quasi duemila tra insegnanti, educatori e bibliotecari. La televisione pubblica Yle ha News Class, un programma in cui i ragazzi dai 13 ai 16 anni le notizie non le guardano, le fanno: chi ha costruito una notizia vera impara a riconoscerne una falsa. Dal 2014 lavora con le scuole anche Faktabaari, un servizio indipendente di verifica. Secondo l’Eurobarometro 2025 solo il 26% dei finlandesi dice di imbattersi spesso in notizie false, contro una media europea del 36%.
E l’Italia?
Dal 2019 la legge 92 ha reintrodotto l’educazione civica: almeno 33 ore l’anno distribuite tra le materie, con dentro la cittadinanza digitale e il compito di insegnare a valutare la credibilità delle fonti. Nel 2024 sono arrivate nuove linee guida (DM 183/2024). È un buon principio, ma 33 ore vanno divise tra Costituzione, ambiente, educazione stradale, legalità e digitale, spesso affidate alla buona volontà del singolo insegnante. In Finlandia la domanda “chi l’ha scritto, e perché?” si fa in ogni materia, ogni anno. Da noi è un capitolo; lì è un modo di stare a scuola.
E c’è un dato che pesa più di tutti. Secondo l’indagine OCSE sulle competenze degli adulti (PIAAC, 2024), in Italia il 35% degli adulti si ferma al livello più basso di comprensione di un testo scritto; la media OCSE è il 26%. Una notizia falsa, di solito, è fatta proprio per chi legge in fretta. E c’è un paradosso: in un sondaggio Ipsos del 2022 il 73% degli italiani diceva di saper riconoscere una notizia falsa, ma solo il 35% pensava che gli altri ne fossero capaci. Il problema, sempre, sono gli altri.
L’altra faccia
- Nessuno ha dimostrato con certezza che sia la scuola, da sola, a rendere i finlandesi così resistenti. La Finlandia è un Paese piccolo, con molta fiducia nelle istituzioni, insegnanti preparati e una stampa libera; la classifica di Sofia misura proprio queste condizioni, non fa un esame ai cittadini.
- Insegnare a riconoscere le fake news non deve diventare insegnare cosa pensare. Il modello funziona perché vale per tutte le notizie, anche quelle che ci piacciono.
Cosa possiamo copiare
- Le domande in tutte le materie: il grafico truccato in matematica, la propaganda in storia, il titolo costruito per far arrabbiare in italiano. Dalla scuola dell’infanzia.
- Strumenti agli insegnanti: una regia nazionale con materiali, corsi e risorse vere.
- Una settimana nazionale dell’educazione ai media con scuole, biblioteche, giornali e Rai, e perché no un programma in cui i ragazzi fanno il telegiornale.
- Non dimenticare gli adulti: biblioteche, centri per anziani, luoghi di lavoro.
Una bugia viaggia veloce, più della verità. Ma un bambino che ha imparato a chiedersi da dove viene una notizia, chi l’ha scritta e perché, la ferma al primo passo. E da adulto la fermerà ancora. Non cosa pensare, ma come pensare.
Nel video
- 0:00La ragazzina di Helsinki
- 0:40La classifica europea
- 1:14La fiducia nelle notizie
- 1:48In tutte le aule: la multialfabetizzazione
- 2:27Matematica, storia, arte
- 2:58Si comincia con le fiabe
- 3:20Dagli anni Cinquanta alla Crimea
- 3:58La risposta: cittadini più forti
- 4:48Non solo la scuola: tutto il Paese
- 5:45Gli effetti
- 6:01E l'Italia?
- 6:54Il dato che pesa
- 7:25Un paradosso italiano
- 7:45Il rovescio
- 8:31Cosa possiamo copiare
- 9:31Non cosa pensare, ma come pensare
Fonti
- Open Society Institute Sofia, Media Literacy Index 2026
- Reuters Institute, Digital News Report 2025
- OPH, Agenzia nazionale finlandese per l'istruzione: multiliteracy e media literacy nel curriculum (2016)
- Ministero finlandese dell'Istruzione e della Cultura e KAVI, Media Education in Finland (2019)
- KAVI e Better Internet for Kids, Settimana dell'alfabetizzazione mediatica (2022)
- The Guardian, "Fact from fiction: Finland's new lessons in combating fake news" (2020); CNN (2019)
- Kupiainen, Suoranta, Sintonen, Decades of Finnish Media Education
- Eurobarometro sulla disinformazione (2025)
- Legge 92/2019; Linee guida per l'educazione civica, DM 183/2024
- OCSE, indagine sulle competenze degli adulti (PIAAC, 2024)
- Ipsos per IDMO (2022)
- Wired Italia, "La lotta della Finlandia alle fake news è un modello da copiare"















