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Welfare e casa · Paesi Bassi, Francia, Germania

Anziani soli e studenti senza casa: il piccolo miracolo olandese

Una stanza vuota, uno studente che non trova casa. A Deventer, in Francia e in Germania li fanno incontrare.

· Approfondimento, 5 minuti di lettura · 9 fonti

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Pensiamo a due persone. La prima ha 82 anni e vive da sola in un appartamento troppo grande, in una città universitaria; i figli abitano lontano e in fondo al corridoio c’è una stanza vuota. La seconda ha vent’anni, si è appena iscritta all’università nella stessa città e cerca una stanza da settimane: quelle che trova costano più di quanto la famiglia possa permettersi. Abitano a dieci minuti di distanza e non si conosceranno mai. Eppure ognuna avrebbe quello che manca all’altra.

Deventer, 2012

A Deventer, nei Paesi Bassi, una città di centomila abitanti, nel 2012 la direttrice della casa di riposo Humanitas, Gea Sijpkes, ha un’intuizione: nella struttura ci sono stanze libere e in città studenti che non trovano casa. Propone uno scambio: stanza gratis in cambio di almeno 30 ore al mese da buoni vicini. Gli studenti non fanno gli infermieri, devono esserci: cenare con i residenti, guardare una partita, festeggiare i compleanni, insegnare le videochiamate per parlare con i nipoti. Una sola regola, raccontano: non dare fastidio. Erano sei studenti tra circa 150 anziani, abbastanza per cambiare l’aria di un corridoio. La storia ha fatto il giro del mondo e altre case di riposo olandesi l’hanno copiata.

Francia: un contratto e una rete

La cosa più interessante però succede nelle case normali. In Francia dal 2018 esiste per legge il contratto di coabitazione intergenerazionale solidale: una persona con più di sessant’anni può ospitare un giovane sotto i trenta, che paga un contributo molto più basso di un affitto e offre presenza e piccoli aiuti. Tutto è scritto: chi fa cosa, quanto si paga, come si chiude se non funziona. E in mezzo c’è qualcuno: la rete Cohabilis, circa 70 associazioni che fanno incontrare le persone. Nel 2025 hanno ricevuto oltre 6.000 richieste da giovani e poco più di 1.000 da persone sopra i sessanta, creando oltre mille coabitazioni.

Sei giovani per ogni anziano disponibile. Il problema non è trovare studenti: è convincere chi ha una stanza vuota ad aprire la porta.

Germania e Spagna

In Germania l’idea ha un nome che è già un programma, Wohnen für Hilfe, abitare in cambio di aiuto, con una regola facile da ricordare: un’ora di aiuto al mese per ogni metro quadro di stanza. Una stanza di quindici metri, quindici ore al mese; lo studente paga solo le spese. In una decina di città a organizzarlo sono spesso le strutture che gestiscono le residenze universitarie. A Madrid c’è Convive, che unisce un’associazione, il Comune e otto università: lo studente non paga l’affitto, contribuisce alle bollette e passa qualche ora al giorno con chi lo ospita, con regole chiare anche sugli orari di rientro. Tre modelli diversi, una cosa in comune: nessuno lascia che le persone si trovino da sole con un annuncio su internet.

E in Italia?

Il bisogno c’è, da tutte e due le parti. Secondo l’ISTAT circa 2,7 milioni di persone con più di 75 anni vivono da sole, e una piccola parte dice di non avere nessuno su cui contare. Chi studia fuori sede trova posto in una residenza pubblica o convenzionata solo in circa un caso su dieci; gli altri finiscono sul mercato privato, dove nell’agosto 2026 una stanza singola costava in media 704 euro al mese a Milano e 585 a Bologna. E secondo un’indagine della Commissione europea i giovani dichiarano di sentirsi soli più spesso degli anziani. Due solitudini, a pochi metri di distanza.

Qualcosa esiste già. A Milano dal 2004 MeglioMilano porta avanti “Prendi in casa uno studente”, con un contributo di circa 280 euro al mese: circa 40 coabitazioni contro più di 600 richieste di studenti l’anno. A Firenze l’Auser ha “Abitare solidale”, e nel settembre 2026 l’Università di Bergamo ha aperto un bando sperimentale. Nel 2024 un decreto sulle politiche per gli anziani ha scritto che lo Stato deve promuovere il cohousing tra generazioni. Bene, ma “promuovere” non è ancora uno strumento: mancano un contratto tipo, regole su cosa succede se le cose vanno male e, soprattutto, chi fa da ponte.

La nostra proposta: le agenzie della coabitazione

In ogni città universitaria potrebbero nascere agenzie della coabitazione: non agenzie immobiliari, ma associazioni, cooperative sociali, enti del terzo settore senza scopo di lucro, con un solo compito, far incontrare chi ha una stanza e un po’ di solitudine con chi ha un po’ di tempo e nessuna casa.

  • Conoscere le persone: un colloquio con l’anziano e uno con lo studente, per capire abitudini, orari, caratteri.
  • Abbinarle, come fanno le associazioni francesi: non basta un’app, serve qualcuno che conosca il territorio.
  • Scrivere le regole insieme: ore di presenza, piccoli aiuti, contributo alle spese, e cosa lo studente non deve fare. Non è un badante né un infermiere.
  • Restare: una telefonata dopo un mese, un incontro dopo tre, e una mediazione prima che un problema diventi un litigio.

Chi paga? Una piccola quota da entrambe le parti, come in Francia, e magari un aiuto pubblico, perché ogni coabitazione che funziona fa risparmiare anche la collettività. In Francia un’associazione stima che uno studente in casa possa ritardare di circa due anni l’ingresso in casa di riposo: è una loro stima, non uno studio scientifico, ma dà l’idea.

L’altra faccia

  • Non è per tutti: molti anziani non se la sentono di aprire la porta a uno sconosciuto. Senza qualcuno che garantisca, queste esperienze non nascono.
  • Non sostituisce l’assistenza: la compagnia aiuta, ma non cura.
  • Non risolve da sola il problema delle case per studenti: servono comunque residenze e affitti accessibili.
  • Ci sono domande vere su responsabilità, dichiarazione del contributo, effetti su pensione e agevolazioni. Per questo serve un contratto tipo scritto una volta per tutte.

Cosa possiamo copiare

  • Dalla Francia, una legge con un contratto semplice e una rete di associazioni che mettono in contatto le persone.
  • Dalla Germania, una regola facile: un’ora di aiuto per ogni metro quadro.
  • Dalla Spagna, l’alleanza tra Comune e università.
  • Dall’Olanda, il coraggio di provarci: una direttrice, sei studenti, una sola regola.

Abbiamo milioni di stanze vuote, centinaia di migliaia di studenti fuori sede e tanta solitudine, da tutte e due le parti. Forse la casa che cerchiamo esiste già. È solo dall’altra parte del pianerottolo.

Nel video

  1. 0:00Due persone, dieci minuti di distanza
  2. 1:02Paesi Bassi: la Humanitas di Deventer
  3. 1:27Non infermieri, buoni vicini
  4. 1:57Francia: un contratto per legge
  5. 2:29Cohabilis: sei giovani per ogni anziano
  6. 3:03Germania: un'ora per ogni metro quadro
  7. 3:31Spagna: Convive a Madrid
  8. 4:00E l'Italia? Gli anziani soli
  9. 4:18Gli studenti e il prezzo delle stanze
  10. 4:46Due solitudini
  11. 5:01Quello che esiste già
  12. 5:38E la legge?
  13. 6:03La nostra proposta: le agenzie della coabitazione
  14. 6:28Cosa farebbero, in concreto
  15. 7:11Chi pagherebbe
  16. 7:40Il rovescio
  17. 8:38Cosa possiamo copiare
  18. 9:03Dall'altra parte del pianerottolo

Fonti

  1. Humanitas Deventer; NOS (2017)
  2. Francia: legge ELAN (2018), coabitazione intergenerazionale solidale; Cohabilis, rapporto 2025
  3. Germania: Studierendenwerke, Wohnen für Hilfe
  4. Spagna: programma Convive, Madrid
  5. ISTAT, persone anziane che vivono sole
  6. Immobiliare.it, prezzi delle stanze (agosto 2026)
  7. Commissione europea, JRC, indagine sulla solitudine
  8. MeglioMilano, "Prendi in casa uno studente"; Auser Firenze, "Abitare solidale"; Università di Bergamo (2026)
  9. D.Lgs. 29/2024

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