Puntate / Lavoro e università
Lavoro e università · Francia, Germania, Regno Unito
Troppi avvocati, pochi ingegneri. Dove mettiamo la nostra intelligenza?
Quanta intelligenza italiana usiamo per far funzionare la complessità, e quanta per costruire qualcosa di nuovo?
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Il carosello
1 / 15C’è una ricchezza che non compare nei bilanci: sta nella testa delle persone, negli anni di studio, nei sacrifici delle famiglie, nei soldi della collettività. Gli economisti la chiamano capitale umano. Ogni Paese decide dove metterla, non con un decreto ma con milioni di scelte individuali dentro un sistema di incentivi. Proviamo a guardare dove la mette l’Italia, partendo da una professione che conosciamo tutti. Una premessa: questo non è un articolo contro gli avvocati. Una società civile ne ha bisogno. La domanda è un’altra.
Pochi laureati, molti avvocati
L’Italia non ha troppi laureati: ne ha pochi. Nel 2025 solo il 31,1% dei giovani tra 25 e 34 anni aveva un titolo universitario, contro una media europea del 44,8%: penultimi nell’Unione, davanti alla sola Romania. Eppure, dentro questa piccola popolazione molto istruita, c’è una particolarità. Secondo la CEPEJ, la commissione del Consiglio d’Europa che misura l’efficienza della giustizia, nel 2024 l’Italia aveva quasi 380 avvocati ogni 100.000 abitanti; la mediana dei Paesi Ue era 139.
Con i dati 2022, gli ultimi disponibili per tutti: Francia 107, Paesi Bassi 102, Svezia 62, Germania 196, Spagna 309, Italia 399. Non siamo i primi: la Grecia ne aveva 441, il Portogallo 338. È un tratto del Sud Europa, con tradizioni giuridiche simili, giustizia lenta e un mercato del lavoro qualificato più debole. I sistemi non sono perfettamente confrontabili (in Francia i giuristi d’azienda non sono contati come avvocati), ma una distanza di tre volte non si spiega con una nota a piè di pagina. Con la densità mediana europea l’Italia avrebbe circa 80.000 avvocati; a fine 2025 gli iscritti alla Cassa Forense erano 228.641.
Come stanno
Nel 2024 il reddito medio di un avvocato italiano è stato di 51.912 euro. Ma la media nasconde molto: 67.959 euro per gli uomini, 33.829 per le donne; 70.894 al Nord, 32.301 al Sud e nelle Isole, 26.368 in Calabria. Il 61,7% degli avvocati dichiara meno di 35.000 euro l’anno, dopo cinque anni di università, pratica, esame di Stato e spese di studio. Tanti professionisti qualificati si dividono un mercato non altrettanto grande. Viene il sospetto che in molte zone la toga sia stata a lungo un rifugio più che una vocazione: è un’interpretazione, non un dato.
E il sistema si sta già correggendo. Gli iscritti alla Cassa Forense avevano raggiunto il massimo nel 2020, 245.030; da allora sono scesi di oltre 16.000. Nel 2025 ci sono stati 4.082 ingressi e 6.931 uscite, e l’età media è salita da 44,1 anni nel 2015 a 49,5. Le matricole di Giurisprudenza sono passate da 28.029 nel 2010/2011 a 16.989 nel 2023/2024. I ragazzi hanno già cominciato a votare con i piedi.
La risposta razionale a un Paese complicato
Una parte della spiegazione è culturale: per gran parte del Novecento Giurisprudenza è stata la porta d’ingresso della classe dirigente. Ma l’altra parte è più interessante. Gli avvocati non sono la causa di qualcosa: sono la risposta razionale a un Paese complicato. Nel 2024 in Italia si sono aperte 2,3 nuove cause civili e commerciali ogni cento abitanti, contro una mediana europea di 1,8, e un processo civile di primo grado dura in media 584 giorni contro 248. Una norma ambigua genera interpretazioni, un fisco complicato genera contenzioso, una causa che dura anni genera anni di lavoro. Dove le regole sono un labirinto, servono guide.
Il problema non sta negli avvocati. Sta a monte: perché quel bisogno esiste in misura così grande?
L’altra metà del quadro
Secondo l’ISTAT, nel 2024 solo il 23,6% dei laureati tra 30 e 34 anni aveva un titolo scientifico (STEM): il 36,9% degli uomini, il 15% delle donne. E le imprese li cercano: a gennaio 2026, secondo Unioncamere, non riuscivano a trovare il 62,7% dei progettisti di software e il 51,8% degli ingegneri; si stima che ne manchino tra 7.000 e 10.000 l’anno. Attenzione però: i laureati dell’area giuridico-economica lavorano quasi quanto quelli scientifici (85,7% contro 88,9%). Non c’è un esercito di giuristi disoccupati. La questione è il costo opportunità: se un Paese ha tre volte più avvocati della mediana europea e non trova ingegneri, la domanda non è chi sia più utile, ma di chi il Paese ha più bisogno adesso. È un ragionamento, non una misura: nessuno ha mai calcolato quanto costi questa distribuzione del talento.
Alcuni segnali dicono che qualcosa non torna. Secondo l’OCSE il 40% dei lavoratori italiani fa un lavoro che non c’entra con quello che ha studiato. E un laureato guadagna in media il 35% più di un diplomato, contro il 54% della media OCSE: è come se il Paese dicesse ai ragazzi “studiate”, e poi con lo stipendio dicesse il contrario. Soprattutto: se domani raddoppiassimo i laureati in fisica, informatica e ingegneria, chi li assumerebbe? La Commissione europea, nel rapporto 2026 sull’Italia, scrive che la produttività cala dall’inizio degli anni Duemila, che le imprese sono piccole e investono poco in innovazione. Le imprese italiane spendono in ricerca lo 0,8% del PIL, la media europea è l’1,5%; le università lo 0,36% contro lo 0,48%. Non basta formare scienziati: bisogna creare posti per scienziati, altrimenti li assumono Germania, Svizzera e Paesi Bassi.
L’altra faccia
Gli avvocati possono essere un motore di ricchezza: nel 2024 il Regno Unito ha esportato servizi legali per oltre 10 miliardi di sterline, e a Londra l’avvocatura è un’industria che vende al mondo. La domanda non è come ridurre gli avvocati, ma come cambiare il lavoro delle persone più istruite: meno pratiche incomprensibili da sbrogliare, più brevetti, tecnologia, proprietà intellettuale.
Cosa possiamo copiare
- Dire la verità ai ragazzi prima che scelgano: nel Regno Unito lo Stato pubblica quanto guadagnano i laureati di ogni materia incrociando i dati delle università con quelli del fisco. L’Italia ha AlmaLaurea, una base preziosa ma fatta di questionari, e un esperimento italiano ha mostrato che informare gli studenti cambia le loro scelte.
- Ponti tra università e imprese, come i dottorati CIFRE in Francia: lo Stato paga all’impresa 14.000 euro l’anno per tre anni perché assuma un dottorando che fa ricerca in azienda. Nel 2024 i contratti sono stati 1.857, e quasi nove dottori su dieci trovano lavoro entro sei mesi.
- Dare dignità alla formazione tecnica superiore: in Germania il 38% degli studenti frequenta le università di scienze applicate, più di un milione di ragazzi. Da noi gli ITS Academy funzionano (l’84% dei diplomati lavora a un anno), ma gli iscritti sono poco più di 33.000.
- Ridurre il bisogno di difendersi: leggi più chiare e processi più rapidi. Ogni causa che non serve è intelligenza che torna libera.
Forse il calo degli avvocati non è una cattiva notizia nemmeno per loro: meno sovraffollamento può voler dire studi più solidi e redditi più giusti. La domanda resta: quanta parte dell’intelligenza italiana usiamo per far funzionare la complessità che abbiamo creato, e quanta per costruire qualcosa che ancora non esiste?
Nel video
- 0:00Dove mettiamo la nostra intelligenza
- 0:55Pochi laureati
- 1:17Il confronto europeo
- 2:37Quanti dovrebbero essere
- 2:52Come stanno: i redditi
- 4:03Il sistema si corregge
- 4:47Perché così tanti
- 5:34Il labirinto delle regole
- 6:03Quello che manca: le lauree scientifiche
- 7:05Il costo opportunità
- 7:56Il premio della laurea e chi assume
- 9:04Il rovescio: Londra
- 9:34Cosa possiamo copiare
- 11:13La domanda finale
Fonti
- CEPEJ, Consiglio d'Europa: avvocati ogni 100.000 abitanti (dati 2022 e 2024), cause civili e durata dei processi (dati 2024)
- Cassa Forense e Censis, Rapporto sull'avvocatura 2026 (iscritti, ingressi e uscite, età, redditi 2024); Rapporto 2025 (immatricolati a Giurisprudenza)
- Eurostat (laureati 25-34 anni, 2025)
- ISTAT, Livelli di istruzione e ritorni occupazionali 2024 (lauree STEM, occupazione per area)
- Unioncamere-Excelsior: Bollettino gennaio 2026; previsioni 2025-2029
- OCSE, Survey of Adult Skills, Country Note Italia (2024); Education at a Glance 2026
- Commissione europea, Country Report Italia 2026
- TheCityUK su dati ONS (servizi legali Regno Unito, 2024)
- Office for Students (Regno Unito); Ministero francese dell'Istruzione superiore e della Ricerca (CIFRE); HRK (Germania); INDIRE (ITS Academy)
- FBK-IRVAPP, esperimento sull'informazione agli studenti (2016)














