Puntate / Spesa pubblica e bilancio
Spesa pubblica e bilancio · Canada, Paesi Bassi, Irlanda
Spending review: tante parole, pochi tagli
Dal 2012 commissari, decreti e rapporti. Cosa è rimasto? E come hanno fatto Canada, Paesi Bassi e Irlanda.
Il video lungo è in arrivo sul canale.
Iscriviti per non perderloIl carosello
1 / 15Per anni, in Italia, c’è stata una parola inglese che tutti pronunciavano e quasi nessuno sapeva tradurre: spending review, revisione della spesa. L’idea è quasi domestica: guardare ogni euro che lo Stato spende e chiedersi se serve davvero; se non serve, toglierlo e usarlo meglio altrove. L’abbiamo sentita nei telegiornali e nei programmi di governo, abbiamo avuto commissari, rapporti, slide. Che cosa è rimasto?
Una storia più lunga di quanto si pensi
La prima commissione tecnica sulla spesa pubblica nasce al ministero del Tesoro nel 1981: fa raccomandazioni non vincolanti e lavora fino al 2003. Nel 2007 ne arriva un’altra al ministero dell’Economia, che studia cinque ministeri e viene chiusa l’anno dopo (Osservatorio CPI).
La svolta, almeno nelle parole, arriva nel 2012. In piena crisi del debito il governo Monti nomina un commissario straordinario, Enrico Bondi, accanto al ministro Piero Giarda. Il decreto di quell’estate promette risparmi per 4,5 miliardi nel 2012, 10,5 nel 2013 e 11 nel 2014: tagli agli uffici dei ministeri, acquisti obbligatori tramite Consip e centrali regionali, il dimezzamento annunciato delle province. Ma i soldi servono soprattutto a evitare un aumento dell’IVA di due punti: a tappare un buco, non a costruire. Bondi lascia dopo circa otto mesi.
Nell’ottobre 2013 arriva Carlo Cottarelli, dal Fondo monetario internazionale, con un mandato di tre anni. Nel marzo 2014 propone risparmi fino a 7 miliardi nel 2014, 18 nel 2015 e 34 nel 2016 (Pagella Politica): costi della politica, trasferimenti alle ferrovie, fusione dei comuni più piccoli, società partecipate. Il 31 ottobre 2014 Cottarelli lascia; dopo di lui arrivano Yoram Gutgeld e Roberto Perotti. I 19 rapporti dei suoi gruppi di lavoro vengono pubblicati dal Tesoro solo il 1° aprile 2015 (Affaritaliani), cinque mesi dopo il suo addio.
Cosa è rimasto
I risparmi, in parte, ci sono stati. Secondo la Corte dei conti, tra il 2014 e il 2017 i tagli valgono circa 30 miliardi; il ministero dell’Economia ne contava 18 nel solo 2015 e 25 nel 2016 (Pagella Politica). Ma quei soldi sono stati quasi subito spesi di nuovo per finanziare altre misure, e la spesa totale ha continuato a crescere. Nel 2016 il presidente della Corte dei conti parlò di un parziale insuccesso, aggiungendo che in alcuni casi i tagli avevano peggiorato i servizi ai cittadini.
Qualcosa di strutturale è rimasto: gli acquisti centralizzati con Consip e i soggetti aggregatori, e una riforma del 2016 che ha reso la revisione della spesa una parte fissa del bilancio (Camera dei deputati). Ogni anno il governo assegna a ogni ministero un obiettivo di risparmio e il ministero sceglie dove tagliare.
Con quali cifre? Il governo Meloni, con il DPCM del 7 agosto 2023, ha chiesto ai ministeri circa 300 milioni per il 2024, 500 per il 2025 e 700 per il 2026: un miliardo e mezzo in tre anni, su una spesa pubblica di oltre mille miliardi l’anno. Nella legge di bilancio 2026, secondo l’Ufficio parlamentare di bilancio, i tagli ai ministeri valgono 1,3 miliardi, ma circa tre quarti riguardano le spese in conto capitale. Cioè gli investimenti.
Non sceglie. Taglia un po’ a tutti, come una fetta di formaggio.
Gli olandesi hanno un nome per questo: il taglio con l’affettaformaggi, come lo ricorda un blog del Fondo monetario. Ed è proprio quello che hanno imparato a non fare.
Canada: prima le domande
Nel 1993 il Canada ha un deficit di 42 miliardi di dollari, oltre il 6% del PIL. Il nuovo governo liberale affida al ministro Marcel Massé la Program Review, la revisione di tutti i programmi federali. Il segreto non furono i tagli, furono le domande. Ogni programma doveva superare sei prove:
- Serve ancora l’interesse pubblico?
- È un compito che spetta davvero allo Stato?
- Spetta al governo federale o alle province?
- Potrebbe farlo meglio un privato, o il volontariato?
- Si può fare in modo più efficiente?
- Ce lo possiamo permettere?
Se un programma non passava, non veniva limato: veniva chiuso o ripensato. Il ministero dell’Industria passò da 54 programmi a 11. Il bilancio del 1995 prevedeva risparmi per 16,9 miliardi in tre anni, circa 45.000 posti pubblici in meno (il 14%), sussidi alle imprese da 3,8 a 1,5 miliardi, e quasi 7 dollari di spesa in meno per ogni dollaro di nuove tasse. Nel 1997 il deficit era scomparso, e il debito federale scese dal 68,4% del PIL a metà anni Novanta al 38,6% dieci anni dopo (IRPP, 2005).
Paesi Bassi: il menu
I Paesi Bassi hanno fatto della revisione della spesa un’abitudine: dagli anni Ottanta ne sono state completate più di 300 (Ministero delle Finanze olandese). Si chiamano IBO, studi interministeriali, e le regole sono poche: il gruppo di lavoro è fatto di alti funzionari delle Finanze, dei ministeri coinvolti e di istituti di ricerca; il presidente è indipendente, un alto funzionario non responsabile di quel settore; nessuno ha diritto di veto sulle proposte degli altri; tra le opzioni ce ne deve essere almeno una che risparmi dal 10 al 20%. Il rapporto viene pubblicato e la risposta del governo arriva a parte.
I tecnici scrivono il menu. La politica sceglie.
Nel 2009, in piena crisi, il governo porta il metodo all’estremo: venti gruppi di lavoro, uno per ogni grande area della spesa, nessun tema escluso, e per ognuno almeno un’opzione con un taglio del 20%. Il 1° aprile 2010, pochi mesi prima delle elezioni, i rapporti vengono resi pubblici: insieme contengono opzioni per 61 miliardi di euro. I partiti li usano per scrivere i programmi elettorali; in media circa il 40% delle proposte nei programmi viene da quei rapporti. Gli elettori votano sapendo cosa si può tagliare, e quanto vale.
Irlanda e OCSE
L’Irlanda, dopo la crisi, ha costruito dal 2017 una revisione della spesa annuale legata al calendario del bilancio: 21 studi pubblicati nel 2017, 30 nel 2018, 37 nel 2021, tutti online. Non sono casi isolati: secondo i dati dell’OCSE, nel 2020 oltre otto Paesi membri su dieci facevano revisioni della spesa in modo regolare.
L’altra faccia
- Revisione della spesa non vuol dire austerità, ma può diventarlo. Nel Regno Unito, nel 2010, servì soprattutto a tagliare 81 miliardi di sterline in quattro anni, e secondo l’Institute for Fiscal Studies i più colpiti furono le famiglie più povere (Channel 4).
- Anche il Canada ha pagato un prezzo: una parte dei risparmi fu scaricata sulle province, con meno trasferimenti per sanità e assistenza.
- Una revisione funziona solo se c’è un obiettivo che dà senso ai sacrifici. Tagliare per tappare buchi, senza dire a cosa serve, consuma la fiducia.
Cosa possiamo copiare
- Le domande del Canada: prima di tagliare, chiedersi se un programma serve ancora, chi deve farlo e se ce lo possiamo permettere. Decidere cosa lo Stato deve smettere di fare, invece di togliere il 5% a tutti.
- Il menu olandese: revisioni affidate a funzionari esperti con un presidente indipendente, sempre un’opzione da −20%. La politica sceglie e se ne assume la responsabilità davanti agli elettori.
- Pubblicare tutto, subito, come in Irlanda e nei Paesi Bassi.
- Decidere prima a cosa servono i risparmi, che era la prima lezione dello stesso Cottarelli. Se vanno a ridurre le tasse o a finanziare scuola e sanità, la revisione diventa una scelta; se spariscono nel bilancio, solo un sacrificio.
Noi abbiamo trattato la revisione della spesa come un’emergenza: un commissario, un decreto, una scadenza. Gli olandesi la trattano come la manutenzione di una casa: ogni anno si apre una stanza, si guarda cosa c’è dentro, si decide cosa tenere. Non serve un salvatore, serve un metodo. Perché ogni euro speso male non è solo uno spreco: è un euro tolto a qualcos’altro che avremmo potuto fare insieme.
Fonti
- Camera dei deputati, Spending review
- Il Post, decreto spending review 2012
- Pagella Politica, il governo Meloni e la spending review (2023)
- Pagella Politica, risparmi Renzi e Cottarelli (2016)
- Affaritaliani, il Tesoro pubblica i dossier Cottarelli (2015)
- Osservatorio CPI, perché in Italia le spending review non funzionano (2023)
- UPB, Focus 1/2026 sulla legge di bilancio
- Governo del Canada, Budget 1995
- IRPP, la Program Review canadese (2005)
- Ministero delle Finanze olandese, Spending Reviews in the Netherlands
- Binnenlands Bestuur, i 20 gruppi di lavoro (2010)
- FMI, Spending cuts without the cheese slicer
- Governo irlandese, The Spending Review
- OCSE, Spending reviews
- Channel 4 su IFS, Spending Review 2010














