Puntate / Burocrazia e leggi
Burocrazia e leggi · Paesi Bassi, Regno Unito, Francia
Una regola nuova, due in meno. E l’Italia ce l’ha già. Sulla carta
Per ogni regola che entra, ne deve uscire una. O due. L’Italia ha già la legge: va applicata.
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Il carosello
1 / 15Immaginate un armadio. Ogni anno ci mettete dentro qualcosa di nuovo e non buttate mai niente; dopo qualche anno l’armadio non si chiude più. Allora qualcuno inventa una regola semplice: per ogni cosa che entra, ne deve uscire una. Anzi, due.
È l’idea che alcuni Paesi europei hanno provato ad applicare agli obblighi che pesano su cittadini e imprese: moduli, autorizzazioni, comunicazioni, certificati. Quella che chiamiamo burocrazia è fatta di tante piccole regole, ognuna magari sensata, che tutte insieme diventano un armadio che non si chiude. Vediamo come ci hanno provato Paesi Bassi, Regno Unito e Francia, cosa ha funzionato e cosa no. E una cosa che pochi sanno: in Italia questa regola esiste già, dal 2011.
Paesi Bassi: prima si misura
All’inizio degli anni Duemila il governo olandese si chiede quanto costi alle imprese stare dietro alle regole. Non a spanne: in euro. Per rispondere usa lo Standard Cost Model, il modello dei costi standard: per ogni obbligo si calcola quanto tempo serve, quanto costa quell’ora di lavoro e quante volte all’anno va fatto.
Il risultato, misurato nel 2003, è di 16 miliardi di euro l’anno. Il governo si dà l’obiettivo di tagliarne un quarto entro il 2007 e, secondo un rapporto della Banca Mondiale, i Paesi Bassi sono il primo Paese a raggiungere una riduzione del 25%: circa 4 miliardi l’anno di oneri eliminati, o con un impegno credibile a eliminarli, attraverso quasi duecento misure di semplificazione.
Il punto decisivo però è chi controllava. I Paesi Bassi creano un organismo indipendente, Actal, con tre membri e una piccola segreteria, che esamina le nuove regole prima dell’approvazione e riferisce direttamente al Parlamento. Non è il ministero a dare il voto a se stesso: c’è un arbitro. Il metodo viene copiato da molti, tra cui la Germania con il suo Normenkontrollrat e il Regno Unito.
Regno Unito: i numeri da verificare
Nel 2011 il governo britannico introduce la regola “one in, one out”: ogni nuovo costo per le imprese va compensato eliminandone uno di valore pari. Nel 2013 diventa “one in, two out”, nel 2016 “one in, three out”. Il governo annuncia risultati spettacolari: secondo i suoi calcoli, tra il 2010 e il 2015 le imprese hanno risparmiato 10 miliardi di sterline.
Nel 2016 il National Audit Office, l’equivalente britannico della Corte dei conti, guarda da vicino quei numeri e scopre tre cose. I risparmi erano stime fatte dai ministeri stessi: al momento del controllo solo due provvedimenti erano stati verificati in modo indipendente dopo l’entrata in vigore. Il 90% dei risparmi attesi veniva da appena dieci decisioni. E dal conteggio restavano fuori pezzi enormi, come le tasse, le regole europee e l’autoregolamentazione: nel periodo successivo le decisioni escluse avevano prodotto 8,3 miliardi di sterline di costi in più, contro 0,9 miliardi di risparmi conteggiati.
Una regola che conta i chili può essere aggirata scegliendo cosa mettere sulla bilancia.
Francia: una regola stretta
Nel luglio 2017 il primo ministro Édouard Philippe firma una circolare: ogni nuova norma deve essere compensata dalla soppressione di due norme esistenti, o almeno da una semplificazione. Il primo bilancio, nel 2019, conta in circa due anni 21 decreti con nuovi obblighi compensati da 50 tra abrogazioni e semplificazioni, con un risparmio netto dichiarato di quasi 20 milioni di euro.
Ma nel 2023 un rapporto del Senato francese osserva che la regola si applica solo a una decina di decreti l’anno, su circa 1.500: tutti i decreti che attuano una legge sono esclusi. I risultati, per ora, sono limitati. La lezione dei tre casi è chiara: la regola funziona dove c’è un modo serio di misurare i costi, un arbitro indipendente e un campo di applicazione ampio; funziona peggio dove i ministeri si danno il voto da soli e le eccezioni sono più grandi della regola.
Italia: la legge c’è dal 2011
L’11 novembre 2011 l’Italia approva lo Statuto delle imprese, la legge 180. L’articolo 8 stabilisce, in sostanza, che negli atti che regolano autorizzazioni, concessioni e certificazioni non si possono introdurre nuovi oneri per cittadini e imprese senza eliminarne o ridurne altri di pari valore. È la regola “one in, one out”, scritta in una legge dello Stato due anni prima che il Regno Unito arrivasse al “one in, two out”.
La legge prevede anche il controllo: ogni anno, entro il 31 gennaio, ogni ministero deve mandare il bilancio degli oneri introdotti ed eliminati; il Dipartimento della funzione pubblica lo raccoglie e lo pubblica. Se il saldo è negativo, il governo entro novanta giorni deve adottare regolamenti per tagliare oneri di pari importo.
Nella relazione sul 2023 otto ministeri, tra cui Economia, Salute, Giustizia e Imprese, non sono riusciti a determinare il proprio saldo, e diciannove dipartimenti e uffici della Presidenza del Consiglio non hanno inviato la relazione; il documento stesso segnala la tendenza a trattare la stima dei costi come un adempimento formale. Nella relazione sul 2025 cinque amministrazioni non hanno determinato il saldo, e la conclusione è che non è possibile calcolare il saldo complessivo. In nessuna delle relazioni consultate risulta adottato un regolamento di compensazione.
Abbiamo la regola, la scadenza e la relazione. Manca il numero. E senza numero, la regola non morde.
Perché? Il caso olandese e quello britannico danno la risposta. Servono un metro, cioè un modo serio e uguale per tutti di misurare quanto costa un obbligo, e un arbitro indipendente che controlli i conti dei ministeri e lo dica pubblicamente. Da noi il metro c’è solo in parte e l’arbitro, di fatto, non c’è: i ministeri compilano, la Funzione pubblica raccoglie, ma nessuno ha il potere di dire che un conto non torna.
L’altra faccia
- Non tutte le regole sono un peso: alcune proteggono salute, sicurezza, ambiente. Una regola che obbliga a cancellarne due per ogni nuova rischia di far sparire anche quelle utili, ed è per questo che nessun Paese l’ha applicata a tutto.
- Contare le regole non basta: una norma nuova e complicata può sostituirne tre semplici, e la statistica migliora mentre la vita delle imprese peggiora.
- In Italia gran parte della complicazione viene dalle leggi, dalle Regioni, dai Comuni e dal modo in cui le norme sono applicate negli uffici. Una regola sui decreti ministeriali tocca solo una parte del problema.
Cosa possiamo copiare
- Il metro: misurare in euro ogni nuovo obbligo prima di approvarlo, con un metodo unico per tutti i ministeri.
- L’arbitro: un organismo indipendente e piccolo che controlla le stime e riferisce al Parlamento. Quello olandese aveva tre membri e dodici persone di segreteria.
- La trasparenza: rendere leggibile il bilancio degli oneri, con una tabella ministero per ministero, chi ha fatto il compito e chi no.
- Applicare la legge che abbiamo: l’articolo 8 dello Statuto delle imprese è in vigore dal 2011. Non serve inventare niente, serve farlo funzionare.
Spesso pensiamo che all’Italia manchino le buone idee. Qui no: la buona idea l’abbiamo avuta e l’abbiamo scritta in una legge. È mancato l’ultimo pezzo, qualcuno che contasse davvero e qualcuno che controllasse il conto. L’armadio, da solo, non si svuota. Ma nemmeno con una regola appesa all’anta.
Nel video
- 0:00L'armadio che non si chiude
- 0:52Paesi Bassi: prima misurano
- 1:23Il risultato: meno 25%
- 1:45L'arbitro indipendente
- 2:15Regno Unito: one in, two out
- 2:49La verifica del National Audit Office
- 3:47Il giudizio
- 4:08Francia: una norma nuova, due soppresse
- 5:11Italia: la legge del 2011
- 5:44Come dovrebbe funzionare
- 6:11Come funziona davvero
- 7:39Il rovescio
- 8:23Cosa possiamo copiare
- 9:09L'armadio e la regola
Fonti
- Banca Mondiale, Dutch Administrative Burden Reduction Programme
- National Audit Office, The Business Impact Target (2016)
- GOV.UK, risparmi dichiarati 2010-2015
- Circolare francese del 26 luglio 2017 (Banque des Territoires)
- Bilancio della regola francese, 2019
- Senato francese, rapporto n. 289 (2023)
- Funzione pubblica, relazione bilancio degli oneri 2023
- Funzione pubblica, relazione bilancio degli oneri 2025














