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Scuola · Confronto europeo
Insegnanti: davvero l’Italia paga meno?
Sì, anche tenendo conto del costo della vita. Dopo 15 anni un insegnante italiano guadagna il 16% in meno della media europea.
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Il carosello
1 / 11In euro il confronto sembra impietoso: un prof di scuola media italiano parte da circa 27.100 euro lordi l'anno e arriva al massimo a 40.300. In Germania si parte da 66.500, in Spagna da 39.300. Ma euro contro euro inganna: la vita non costa ovunque uguale.
Così abbiamo usato i dati OCSE a parità di potere d'acquisto, che tengono conto dei prezzi di ogni Paese. Il risultato: dopo 15 anni di carriera, un insegnante italiano guadagna il 16% in meno della media europea. L'11% in meno all'inizio, il 15% a fine carriera. Non siamo ultimi: la Francia è poco sopra di noi, Polonia e Grecia sotto. Ma Germania, Austria, Spagna e Irlanda sono lontane.
E le ore? In aula siamo nella media: 616 ore di lezione l'anno, contro 629 in Europa e 710 nei Paesi OCSE. Con una differenza: in Italia non esiste un orario totale definito, e il lavoro fuori dall'aula non si conta.
Il confronto che fa più male è un altro. Per ogni euro guadagnato da un altro laureato, un insegnante italiano ne prende 67 centesimi. In Europa, in media, 86. Servono 35 anni per arrivare allo stipendio massimo, contro i 12 della Danimarca. E dal 2015, in termini reali, gli stipendi iniziali sono scesi di oltre il 10%.
I contratti firmati tra il 2025 e il 2026 portano circa 140-150 euro lordi al mese in più, a ogni rinnovo. Per raggiungere la media europea ne servirebbero quasi 500.
Quanto paghiamo chi insegna dice quanto valutiamo il futuro.
Cosa possiamo copiare
- Stipendi d’ingresso più vicini a quelli degli altri laureati
- Carriere più brevi per arrivare allo stipendio massimo
- Un orario di lavoro totale definito, non solo le ore in aula
- Rinnovi contrattuali che recuperino davvero il potere d’acquisto










